La terra degli otia è la terra dei vini. Pregiati e rinomati sulle tavole di mezzo mondo.

Gli antichi romani, e ancor prima i sanniti, hanno saputo valorizzare e sfruttare le risorse naturali di un’area simile ad una miniera per le potenzialità che la caratterizzano ancora oggi. Salubrità dell’aria e genuinità dei prodotti sono infatti i punti di forza di Castel del Lago, un angolo incontaminato incuneato tra Sannio e Irpinia. Una terra di mezzo, fertile e strategica. Non a caso i romani la scelsero per svernare e per impiantare vigneti importati dalla Grecia che hanno fatto e fanno la fortuna di quest’angolo campano tra i più belli e forse, a torto, anche tra i meno noti della regione. Un angolo che merita di essere scoperto poco alla volta come si fa quando si assapora un vino.

E al vino, prodotto per eccellenza, è fortemente legata la storia e il successivo sviluppo di questo territorio di confine, cerniera tra due province antichissime e a vocazione agricola e vinicola, punto baricentrico negli scambi per il centro-sud e tra le due sponde della penisola, ovvero la costiera tirrenica e la riviera adriatica.E’ in questo lembo remoto, terra di passaggio per i romani diretti nelle Puglie, che si coltivano vitigni autoctoni assai pregiati. E’ qui che sapienti imprenditori vitivinicoli hanno saputo promuovere il territorio mediante la promozione abile del suo prodotto migliore, frutto di sacrifici millenari e di passioni solide e consolidate nel tempo, passioni tramandate di generazione in generazione. Nel vino è dunque racchiusa la storia di una terra aspra e generosa, una terra dalle radici antiche che guarda al futuro come ad una scommessa.

Storia e tradizioni si intrecciano e si snodano attorno ad una filiera florida che ha contribuito negli ultimi anni, nonostante la crisi mondiale, alla crescita di una vocazione abbandonata e adesso riscoperta e rinsaldata grazie al coraggio di validi imprenditori locali che hanno osato e afferrato senza indugio la sfida proposta dai mercati.

Non un settore di nicchia, ma un settore decisamente concorrenziale ha consentito ad un comprensorio di crescere e di tenere testa ai paesi emergenti, forte anche  del suo passato glorioso che non può essere affatto dimenticato perché è lì che affondano le radici di questa terra di confine certo e non per questo confinata. Dal vino allora è venuta fuori una spinta nuova e una nuova collocazione per un’area che non è marginale e sui mercati che contano non è certo seconda a nessuno. Archeologia ed enologia sono le attrazioni attuali di questo tranquillo e laborioso spicchio d’Irpinia che degrada dolcemente nel Sannio. Le vestigia di epoca romana e il dinamismo imprenditoriale attuale sono i pilastri dell’economia locale che vuole espandersi solidamente e affermarsi seriamente com’è giusto che sia in un regime di libera e leale concorrenza.